LORETO 9/13 APRILE 1985 “Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini”
Relazione di Sergio Zannini al Consiglio Nazionale dell’8/6/1985
1° CONVEGNO NAZIONALE CATECHESI – 19/20 OTTOBRE 1985 – RIANO FLAMINIO
Tema: “Catechesi per adulti in Comunità MASCI”
Relazioni:
- “La Comunità MASCI” – Sergio Zannini
- “I Catechismi della CEI” – Mons. Gianni Catti
- “Conoscere la Parola” – Maria Teresa Spagnoletti
- “Il Catechismo degli adulti” – Padre G. Ballis
- “Possibili programmi per Comunità MASCI” – Don Giorgio Lobbia
- Gruppi di Studio
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SINTESI 1° CONVEGNO NAZIONALE DI CATECHESI
Premessa e obiettivi
In data 1 aprile 1985 il Segretario Nazionale, Sergio Zannini, inviava una lettera ai membri del Consiglio Nazionale e ai Magisteri delle comunità in cui preannunciava “due giornate di studio sul tema “Catechesi per adulti in comunità MASCI” per “rispondere ad una delle esigenze apparse le più sentite nel nostro Movimento”.
L’obiettivo di queste giornate, aperte a due adulti scout e all’Assistente ecclesiastico per ogni comunità, era quello di iniziare a “preparare degli esperti di catechesi per adulti e dare risposta concreta alle varie richieste, predisponendo dei programmi tipo da offrire alle comunità”.
Il 19 settembre dello stesso anno Zannini scriveva ancora al Consiglio Nazionale ed ai Magisteri, sottolineando che “questa nuova, importante esperienza del MASCI … potrà avere una efficace ripercussione sul Movimento” se tutte le comunità vi saranno rappresentate direttamente. A questa lettera veniva allegato il programma, che prevedeva relazioni prevalentemente incentrate sull’obiettivo: la comunità, la Parola, il Catechismo.
Quindi, dopo le relazioni, i convegnisti avrebbero dovuto, riuniti in Gruppi di Studio, preparare programmi annuali.
I contenuti
Nell’introduzione il Presidente nazionale, Michele Giaculli, sottolineava l’inizio di questa “avventura” nel cammino di catechesi, un campo in cui il MASCI si era mosso fino ad allora in modo “confusionario” e aveva pertanto “qualcosa da riparare”. Il moltiplicarsi del numero delle comunità (solo nel 1985 le nuove comunità furono 37) induceva a riflettere sulla necessità di evitare il rischio di “giocare” a fare le comunità di fede e di servizio, perciò il Convegno tendeva a porre rimedio a questa situazione, pur nel rispetto della libertà delle singole comunità.
L’Assistente nazionale, Padre Giacomo Grasso, evidenziava, da parte sua, che l’inizio del cammino di formazione spirituale del MASCI si era iniziato con il Campo di Preghiera del giugno ’85 e che questo era solo il primo di una serie di Convegni già previsti per il futuro.
Perciò il Convegno poteva ritenersi soltanto un passo di un lungo cammino.
= Il primo punto preso in considerazione, “La Comunità MASCI”, veniva trattato dal Segretario nazionale Sergio Zannini. La comunità MASCI – diceva in sintesi il relatore – si può ormai definire Comunità di fede, di servizio e di educazione permanente, una comunità a cui si appartiene non solo e non tanto come singoli, ma come coppia e quindi come famiglia.
E’ una comunità ecclesiale, ma di quale tipo? Tenendo presenti i vari tipi di movimenti ecclesiali esistenti, il MASCI ha in comune con essi:
- La caratteristica laicale,
- La dimensione comunitaria
- L’esigenza di tradurre la fede in azione apostolica e impegno sociale
- L’apertura ecumenica
- La fondamentale unità di ispirazione.
La nostra diversità consiste:
- Nelle nostre radici scout, ma tuttavia, essendo comunità di fede, abbiamo il dovere di occuparci della vita religiosa delle nostre comunità, cioè come attivare la vita liturgica e di preghiera nella comunità, come aiutare il singolo nel suo cammino di fede, come impostare la catechesi degli adulti scout.
= Maria Teresa Spagnoletti nella sua relazione “Conoscere la Parola”, introduceva il modo di accostarsi alla Bibbia, che è una scoperta sempre nuova, per trarne insegnamenti per la vita di tutti i giorni.
“Tutta la Sacra Scrittura è caratterizzata da un continuo rapporto di Dio con gli uomini e la Parola è il dialogo del Padre fedele con i suoi figli che spesso lo tradiscono. La parola di Dio ci interpella ed è fonte di profondo mutamento per il singolo e per la Comunità.
Perché l’effetto della Parola sia efficace occorre un metodo, un percorso per arrivare a comprenderla e a non strumentalizzarla:
- Accostarsi alla Parola con cuore e spirito liberi, facendo il vuoto ed il silenzio dentro,
- Conoscere la Parola nella sua interezza e non scegliere i brani che fanno più comodo,
- Giungere a pregare la Parola, cioè non limitarsi all’esegesi, ma entrare in sintonia spirituale con il Padre.
= “I Catechismi della CEI” – Mons. Gianni Catti
Che cosa si intende per catechismo? Nella risposta a questa domanda, Mons. Catti sottolineava che catechismo non è una formula bensì una struttura comprensiva di varie parti, il cui scopo, secondo S. Tomaso d’Aquino, è l’atto di fede. Pertanto per catechesi si intende “una istruzione del fedele” che va congiunta con un iniziale “avviamento-apprendistato” nel medesimo.
I Catechismi della CEI hanno due caratteristiche principali:
- obbediscono ad un criterio di graduazione: occorre progredire per gradi, per questo vi è una pluralità di catechismi,
- hanno un carattere comunitario.
“Perché” questi catechismi? Perché la Chiesa ha bisogno ogni giorno di ritornare ad una forma apostolica di vita e attraverso gli stessi arriviamo al “rispetto di Dio” che diventa “amore di Dio” quando ci dona la fede.
“Come” fanno la loro proposta? Attraverso la cosiddetta teologia del patto: Dio si manifesta, ci offre i suoi doni e le sue promesse e chiede il nostro impegno e le nostre promesse.
Durante la vita, con vari segni, ci ricorda questo patto.
= Padre G. Ballis “Il Catechismo degli adulti”
Riprendendo quanto detto da Mons. Catti, Padre Ballis sottolineava l’importanza di avere della Catechesi una visione dinamica e progettuale, innanzi tutto perché la fede è l’accoglienza del Progetto di Dio, con l’impegno di farlo diventare il proprio personale progetto, e inoltre perché ogni progetto implica un impegno comunitario e la fede è, appunto, da inserirsi in una realtà comunitaria.
Secondo Padre Ballis all’interno della comunità spetta agli adulti fare le proposte, lasciando ai giovani il compito di arricchirle e, in fondo, la crisi di fede dei giovani deriva dalla crisi di fede degli adulti.
Il progetto di catechesi richiede perciò un programma e un metodo e per gli adulti scout ciò dovrebbe essere più facile che per altri, essendo stati educati a progettare. La Chiesa aiuta indicando le due dimensioni fondamentali del Catechismo degli adulti:
- quella trinitaria
- quella profetica, sacerdotale e regale che ci deriva dal battesimo.
= Don Giorgio Lobbia “Possibili programmi per Comunità MASCI – metodo”
La Chiesa ha distinto quattro linguaggi, tutti necessari:
- il Kerigma: è l’annuncio attualizzato e spontaneo del nucleo della dottrina, della evangelizzazione,
- l’evangelizzazione: è il messaggio completo di tutte le verità cristiane espresse in maniera gioiosa,
- la catechesi vera e propria: istruzione sistematica e metodica che forma la coscienza,
- la liturgia: è un’accoglienza festosa della Salvezza e del Messaggio di Gesù.
Una catechesi per adulti scout deve tener conto:
- delle prerogative dell’adulto (stabilità professionale, equilibrio interiore, capacità costante di rifondare la propria fede ecc. )
- delle prerogative dello scout (nutrire fiducia, amicizia, alleanza con il creato, specializzazione espressiva ecc.)
Quindi come può essere la catechesi in Comunità MASCI?
- Con parole povere, sincere, informali (Kerigma)
- Con condivisione, con amore della verità, con una testimonianza d’amore.
Occorre cioè passare dalla Parola all’esperienza e viceversa.
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Nel Cerchio di chiusura la riflessione che gli adulti scout erano invitati a portare nelle loro comunità era la seguente:
= Nella mia comunità si fa catechesi?
Se sì, con quali modalità?
Se no, come potrei collaborare per introdurla?
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2° CONVEGNO NAZIONALE CATECHESI – 10/11 OTTOBRE 1987 – VERONA
Tema:
Relazioni:
- “Adulti oggi” – Giorgio Rostagni
- “Adulti in Cristo”- Luigi Sartori
- “Il nucleo della catechesi degli adulti” – Mons. Gianni Catti
- “Un metodo per la catechesi MASCI” – Padre Giacomo Grasso
- Gruppi di lavoro
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SINTESI 2° CONVEGNO NAZIONALE DI CATECHESI
Premessa ed obiettivi:
Il 24 Giugno 1987 Padre Giacomo Grasso, Assistente Ecclesiastico Nazionale del Movimento, convocava a Verona il 2° Convegno di catechesi “per dare alle comunità dei punti di riferimento base per la Catechesi”.
Anche in questa occasione, come per il 1° Convegno, l’invito era rivolto a due persone di ogni comunità e all’Assistente Ecclesiastico, con lo scopo di iniziare a preparare degli “esperti” di catechesi per adulti.
L’intenzione è sottolineata anche dal fatto che, nell’anno seguente cioè nel settembre 1988, l’èquipe nazionale fede partecipò, in rappresentanza del MASCI, al 1° Convegno Nazionale per Catechisti perché, pur consapevoli di dover adottare per gli a.s. una catechesi specifica nel metodo, tuttavia si rimanesse in linea con quanto esposto nella “Catechesi Tradendae” (Catechesi sistematica) e nel documento base “Il rinnovamento della Catechesi”
Le relazioni del secondo Convegno vertevano perciò sull’adulto, sulla catechesi per adulti e sul metodo per la catechesi nel MASCI, approfondendo di fatto i contenuti del Convegno precedente.
“ADULTI OGGI” – Prof. Rastagni
Nella prima relazione veniva affrontato il quesito: “Chi è l’adulto?”
Il Professor Ristagni sottolineava alcune caratteristiche:
= quella di avere già fatto delle scelte consapevoli nei vari aspetti della vita: di lavoro, di posizione verso i problemi sociali, di stato personale;
= la seconda caratteristica l’essersi confrontato con la realtà che oggi è molto mutevole e rischia di travolgerci;
= la terza ed ultima caratteristica è di avere provato a cimentarsi nella vita e avere assunto chiare responsabilità
In sintesi Ristagni sosteneva che la difficoltà maggiore per l’adulto oggi è relativa al fatto che cambiano i riferimenti culturali, si è di fronte ad una mole di informazioni, va in crisi il sistema. Altra difficoltà è rappresentata dal fatto che la nostra vita non si limita alla cerchia in cui siamo nati, spesso si sviluppa in altri ambienti, quindi aumenta il tempo per diventare adulti.
Punto tradizionale è la scelta di formare una famiglia che deve essere stabile anche se intorno tutto è provvisorio e mutevole. Anche le professioni nascono e muoiono con velocità; la famiglia invece deve essere stabile nel tempo e collegare generazioni diverse: solo così è punto di riferimento.
Essere adulti non è uno stato acquisito, ma un cammino.
Dobbiamo attrezzarci per scelte che cambiano continuamente, la vita diventa continuo cambiamento e dobbiamo metterci nell’ottica dell’aggiornamento.
Essere adulti oggi implica una scelta di autoeducazione permanente, la capacità e la consapevolezza di partecipare e di operare in funzione degli altri nella vita sociale, non possiamo sottrarci alle responsabilità nella società, e la responsabilità porta ad una logica di impegno.
L’adulto maturo è colui che sa fare una proposta, con umiltà e coerenza.
Tutto ciò è difficile da soli, richiede la dimensione della comunità e nella comunità occorre impegnarsi insieme per trovare un impegno concreto; la comunità dà senso di unitarietà alla propria vita, non si lascia prendere da un solo aspetto, che potrebbe essere fuga dagli altri aspetti, dà armonia a tutto l’agire.
E’ stata abbassata la data della maggiore età, ma per gli impegni nello studio, nel lavoro e nella famiglia le date vengono continuamente differite. I giovani diventano quindi adulti più tardi. Ecco l’importanza dell’impegno educativo sia verso i giovani che verso gli adulti.
“ADULTI IN CRISTO” – Mons. Sartori
La seconda relazione poneva l’accento su due punti dopo aver sottolineato che ci sono Movimenti che “accendono un mistico fervore” e che c’è in atto un sorpasso dei laici sui chierici, che va verso la parità.
Il problema che si pone allora è quello della maturità di fede.
Ed ecco i due punti:
= ragguaglio sulla storia della Chiesa;
= riflessione su teologia speculativa.
Nella Bibbia è radicata la polarità “adulti”/”minorenni”:
= cristiani “carnali”, secondo San Paolo, sono legati alle radici dell’ebraismo, nonostante la conversione, ed hanno bisogno di puntelli;
= cristiani “veri”, spirituali, quelli che si fanno guidare dallo Spirito. In Corinti, 8 egli parla di forti e di deboli.
Bisogna diventare infanti solo nella malizia, non nel maturare la fede.
La Chiesa ha ospitato nel suo grembo gente matura, ma anche persone in bilico nella speranza che l’emulazione giocasse un ruolo nella crescita della fede; nel medioevo i “maiores in fide” erano pochissimi chierici e religiosi; la maggioranza dei cristiani erano i “minores”. Fino al Concilio Vaticano II i laici rappresentavano una maggioranza di “imperfetti”.
Quali criteri per l’adultità? Sono quattro: sub – in – con – pro.
= SUB: il primo criterio è un paradosso. Si è adulti quando si diventa bambini. La più grande riscoperta del cristianesimo oggi è l’indole escatologica della Chiesa cioè la seconda venuta di Cristo. La nostra vita è abbozzo di quella futura: oggi siamo ancora nelle mani creatrici di dio, ma siamo chiamati a corrispondere, a dire sì o no nel progetto della nostra vita futura.
L’adultità è la capacità di restare SUB l’azione di Dio.
= IN: la maturità si misura nella capacità di accogliere tutto ciò che Dio ci mette nelle mani. Tutto è per noi: la parola di Dio, la liturgia, l’amore.
Come conciliamo la ricchezza che ci è data e la specificità del nostro essere laici?
La maturità si misura nella capacità di essere IN.
= CON: il traguardo della maturità si raggiunge quando ci mettiamo in comunità, quando siamo “noi”, quando ci si mette in comunicazione con gli altri, sul modello della Trinità. Fare comunità significa mettere in comune i doni, è gara di carità, è correzione fraterna.
= PRO: l’adultità si misura nell’ansia missionaria, nella capacità di atteggiamenti introversi, di “generare” altri, di diffondere la Parola, non trattenendola per sé.
“IL NUCLEO DELLA CATECHESI DEGLI ADULTI” – Mons. Catti
La Catechesi è diretta a formare nel Cristiano una matura mentalità di fede; per noi è “trapasso delle nozioni”.
Al centro della Catechesi c’è Cristo, quello che patisce e risorge.
Intorno alla catechesi occorre fare qualche riflessione:
= deve essere continua e metodica;
= lo Spirito Santo consola e fa crescere;
= nei Vangeli si richiamano coloro che ascoltano a guardare i bambini.
Quindi il concetto di adulto (participio passato di adolescere) non è evangelico, quindi si dovrebbe bandire dalle nostre enunciazioni. Occorre dire “Catechesi” e non “Catechesi per adulti”!
La crescita di Gesù accompagna in parallelo la crescita della Chiesa e la crescita deve essere organica.
Cristo è maestro e la catechesi degli adulti deve passare attraverso il Padre Nostro, perché non è “una” preghiera, ma “la” preghiera di Gesù, sintesi di una dottrina.
In questo senso si può dire che la Bibbia è il commento eccellente del “Padre Nostro”, perché esso ha sintetizzato la Bibbia.
“UN METODO PER LA CATECHESI “MASCI”- f. Giacomo Grasso
Il Patto Comunitario ci richiama a considerare le nostre Comunità come Comunità di Fede; quindi il nostro Movimento non può esimersi dall’impegno catechetico. Questo ci conduce ad un lavoro molto importante di “formazione” di catechisti, perché le trasformazioni culturali portano alla necessità di un adeguamento preciso.
Il Parroco dei tempi andati era dal pulpito l’unica agenzia di “informazione” per tutta la comunità cristiana ed aveva una precisa collocazione nella società; così anche l’insegnante di religione, che nelle scuole superiori aveva un pubblico privilegiato, con un certo bagaglio culturale. Oggi questo non c’è più, la realtà dei nostri giorni è diversa.
Le comunità MASCI devono saper usare le competenze necessarie per proporre momenti di iniziazione per chi entra nelle comunità; occorre un programma catechetico.
Le riunioni devono essere di gioia e fare una presentazione delle letture domenicali; su un piano più a lungo termine invece la Bibbia deve essere una lettura continuata per essere presi dalla “Parola” che deve essere pregata.
Per gli adulti occorre una catechesi essenziale: chi entra in comunità deve fare una specie di noviziato con Carta di Comunità e iniziazione cristiana.
Ma occorre anche partecipare alle iniziative della Chiesa locale.
3° CONVEGNO NAZIONALE CATECHESI – 19/21 OTTOBRE 1990 – ASSISI
Tema: “L’avventura della fede”
Relazioni:
- “L’avventura della fede” – Mariella Enoc
- “La Parola e la Catechesi ” – Enzo Bianchi
- “La Comunità” – Claudio Gentili
- “Avventura e strada” – Padre Ignazio Buffa
- “Il servizio” – Mons. Antonio Ribaldi vescovo di Acerra
- “Natura” – Padre Bernardo del Centro Francescano Studi Ambientali
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SINTESI 3° CONVEGNO NAZIONALE DI CATECHESI
PREMESSA: OBIETTIVI E METODO:
I primi due Convegni Nazionali di Catechesi del MASCI erano stati momenti di riflessione sul concetto di “Catechesi” e in particolare di “Catechesi per Adulti in Comunità”.
Il 3° Convegno, ad Assisi, assumeva, invece, lo specifico di un discorso sul “Metodo” e si proponeva di essere “non solo una tappa importante nel cammino di crescita del nostro Movimento e delle singole comunità, ma anche un contributo da offrire alla Chiesa italiana nel campo della Catechesi per adulti”, un po’ trascurata, almeno in quegli anni, rispetto a quella dei giovani, nonostante varie riflessioni portassero a sottolineare come gli adulti fossero portatori di una sproporzione notevole tra la loro cultura generale e la loro cultura religiosa.
Il Convegno si collocava a poco più di un anno dal 1° Convegno Nazionale di educazione permanente svolto a Milano e proseguiva quindi il discorso iniziato in quella sede circa la necessità di incontri “specializzati” sui quattro punti essenziali del MASCI, nonché l’opportunità che a questi incontri partecipassero persone esterne al Movimento per un confronto reciproco ed una “ricaduta dei risultati” sulla società.
Le Comunità furono invitate a partecipare all’evento non solo impegnandosi a far partecipare due adulti scout e l’Assistente Ecclesiastico, ma anche preparando “contributi al Convegno” in forma scritta, da presentare non più nei Gruppi di Lavoro, che venivano aboliti anche per “l’inevitabile improvvisazione degli interventi scarsamente produttivi sul piano qualitativo”, ma nello spazio che sarebbe stato loro riservato dopo le singole relazioni (Equipe Fede).
Si arrivava a questo appuntamento, quindi, dopo un anno di lavoro di tutte le comunità italiane coinvolte direttamente, secondo il metodo scout, nella preparazione e “guidate”mediante la pubblicazione su “Strade Aperte” di sei PAROLE GUIDA commentate da Laura e Claudio Gentili.
Le sei parole erano:
- La Parola di Dio;
- La Comunità;
- La Strada;
- L’Avventura;
- Il Servizio;
- La Natura.
RELAZIONE DI APERTURA – Riccardo Della Rocca (testo integrale su Strade Aperte nov. 19909
Il Segretario Nazionale, in apertura del Convegno, sottolineava alcuni punti base, da meditare e sottoporre ad attenta riflessione:
= questo 3° Convegno è frutto di un lavoro pluriennale della Pattuglia Nazionale Fede;
= La Catechesi interpella tutti: dall’Assistente Nazionale all’ultimo socio;
= L’umiltà con cui dobbiamo accostarci all’argomento: catechesi significa “parlare di Dio” e a nessuno è dato parlare di Dio, se non per un Suo atto di amore gratuito;
= Non siamo noi che facciamo catechesi, ma Dio attraverso la Chiesa; questo fa sì che noi non lavoreremo per noi, per il MASCI, ma con la Chiesa e per la Chiesa;
= La catechesi è una esperienza di cammino e di condivisione da fare insieme; un cammino e una condivisione non si realizzano senza un metodo; il metodo è il cuore del nostro Convegno.
RELAZIONE INTRODUTTIVA – Mariella Enoc (testo su Strade Aperte dic. 1990)
Nella relazione, dopo aver espresso il suo apprezzamento sul metodo del Convegno, basato sul coinvolgimento delle Comunità, Mariella Enoc delineava e congiungeva le sei tappe già enunciate: la Parola, la Comunità, la Strada, l’Avventura, il Servizio, la Natura che “permettono di esprimere il carisma proprio del MASCI, che con questa nostalgia di incarnare il mistero della Parola nella Storia, rivela la potenzialità di offrire un contributo alla Chiesa italiana nel campo della Pastorale della Catechesi.
- La contemplazione del mistero della Parola ci porta a riconoscerla come l’alito del Creatore, che, soffiando sul fango, lo trasforma in essere vivente. Sono indefinite le vie attraverso le quali ci si può imbattere con la potenza creatrice della Parola, che vive nella Chiesa e, attraverso di essa, si effonde nella Storia: lo splendore del Creato, tanti gesti di abnegazione e di bontà, tanta fede, tanta speranza. Eppure le vicende della cronaca di ogni giorno sembrano dirci che la Parola è in esilio e qualche cosa fa soffrire anche la nostra Chiesa Cristiana. Forse, talvolta, nel metodo di annunziare la Parola permane una certa ambiguità di cui non riusciamo a liberarci, una tendenza alla “dottrinalizzazione” che spegne o attenua la misteriosa forza creativa che si sprigiona dalla Parola di Dio. Perché questo si verifichi devono essere osservate due condizioni: la prima poter dire con San Giovanni: “Quello che io ho visto, quello che io ho sentito, quello che io ho toccato con queste stesse mani, questo io voglio comunicarvi perché tutti insieme facciamo comunione con il Padre, con il Figlio e con lo spirito Santo” (Gv. 1° lett.); la seconda Non trasmette il mistero chi fa prevalentemente dottrina, ma chi si sente “innamorato” della Gloria di Dio e ne diffonde la Parola come fosse il soffio di una nuova creazione.
- La tappa della Comunità non segue certo a caso quella della Parola. Fin dall’alba della creazione risuona la Parola di Dio in questo senso: “non è bene che l’uomo sia solo”: vivere è comunicare. Quando il Verbo prende carne e fonda la Chiesa la concepisce come Comunità Sacramentale e la Parola si incarna nell’Eucarestia, che è la vera origine della Comunità.
- Un versetto dei Salmi dice: “Beato chi decide in cuor suo il Santo Viaggio”. La verità di questo versetto, accostato alle parole di Giovanni Paolo II° “La strada della Chiesa è la realtà essenziale dell’uomo di oggi” danno un contesto puntuale al MASCI, che ha nel proprio carisma la Strada, cioè la vocazione a camminare tra le cose concrete della Storia, cimentandosi con il dolore, con la difficoltà dei rapporti umani, con il mondo del lavoro, con le tentazioni della cultura, con le contraddizioni delle scelte etiche, con i problemi dell’economia e della politica. “La Strada, dunque, come luogo concreto dove mettiamo a confronto la Parola e la Storia” . E perché il confronto riesca vincente occorre vivere la Parola con il senso dell’Avventura, decidendo di non arrendersi davanti a nessuna difficoltà. Attenzione, l’Avventura non ci porta fuori, ma dentro di noi. Gesù stesso ci dice: “Il Regno di Dio è già dentro di Voi”. Per Mosè la dimensione dell’Avventura ha tale rilievo da diventare figura emblematica per ogni credente che cerca di vivere con fedeltà il suo rapporto con Dio. Mosè, guardando la sua fragilità, è sconcertato, ma con l’aiuto di Dio diventa protagonista di un’avventura che non avrebbe mai neppure sognato. Per noi, laici di oggi, il grande momento dell’avventura sta nel farci “protagonisti di storia e nell’usare le cose temporali alla luce delle verità eterne”.
- E che dire del servizio? Anche a livello umano, quanto è grande la vocazione al servizio! “… ma quando sognai intuii che la vita era servizio, allora mi misi a servire e scoprii che il servizio è gioia” (Tagore). Mille testimonianze ed esperienze dimostrano che il servizio è un umile, ineliminabile riflesso insito nella natura dell’uomo, della Gloria di Gesù “venuto non per farsi servire, ma per servire”. Che cosa avviene quando la storia viene letta alla luce del Vangelo? Avviene un capovolgimento della visione umana e del mondo, in cui la carità conferma la fede e la speranza. Il servizio sgorga dalla carità e ad adulti scout osa dire che il “vero servizio è la partecipazione a quell’infinito e ininterrotto operare di Dio per la conservazione dell’essere e il fiorire della vita in tutte le creature”.
“L’AVVENTURA E LA STRADA” – Padre Ignazio Buffa (testo su Strade Aperte Aprile 1991)
Padre Buffa partiva, nella sua esposizione, da tre considerazioni:
= occorre parlare di catechesi degli adulti, perché gli adulti sono soggetti della catechesi e non ascoltatori passivi;
= occorre parlare di strada e di avventura non come strumenti di crescita, come sono nello scoutismo per i giovani , ma come stile di vita adulta;
= occorre parlare della strada e dell’avventura descritte nella Bibbia.
Gli elementi della strada sono tre:
= l’esistenza di una meta da raggiungere;
= il camminare reale, a piedi, nello spazio e nel tempo;
= l’equipaggiamento adatto.
La meta della strada è il progetto di Amore di Dio sull’uomo, l’alleanza per avere con Lui un rapporto di comunione e di amore.
La Parola di Dio ci dice, progressivamente, quale è la meta, dal Giardino di Eden (Gn 2, 1-15) fino al cuore dell’uomo (1° Cor 3, 16-17) e a questa meta l’uomo non arriva da solo, ma in quanto parte di un popolo in cammino. Il fatto che la meta non sia subito visibile, non sia a portata di mano, non deve scoraggiare, occorre partire con coraggio.
La strada implica un camminare reale, non è solo un simbolo.
Mosè (Gn. 3, 15 e segg.) fa un reale cammino nel deserto ed il popolo ebraico conosce Dio dopo aver camminato. La salvezza avviene dopo esperienze concrete di consapevolezza di sé e del dono di Dio, quando la Parola viene incarnata nella storia, nella propria realtà (Gv. 3, 1-21 incontro con Nicodemo e Gv. 4, 1-47 incontro con la Samaritana). In questa strada reale si innesta l’avventura, non tutto è prevedibile quando la parola di Dio viene messa a confronto con la realtà: ogni giorno è una nuova scoperta. L’avventura è nella Bibbia: Abramo per primo abbandona la sua terra (Gn. 12, 1-8) alla ricerca della Terra Promessa; rischia sulla Parola e nel Nuovo Testamento (Lc. 19, 1-27) il dono dei talenti indica una strada che premia chi rischia, confermata in Lc. 9, 23-26. Gesù stesso ogni giorno “levava il campo” e prendeva la strada verso la sua meta, consapevole che essa era Gerusalemme, la città dove i profeti venivano messi a morte per la loro fedeltà a Dio.
Anche l’equipaggiamento è importante per chi si mette in cammino.
= La parola di Dio, che deve essere conosciuta nel suo significato pieno, ma anche per la pedagogia che indica;
= la storia della Chiesa, per capire come il popolo di Dio ha continuato a camminare;
= la vita di ogni giorno per leggere i segni della presenza di Dio;
= la preghiera, anche se all’inizio è un balbettare incerto, ma poi crescerà fino a diventare il vero linguaggio del cuore;
= la sequela di Gesù nelle tre dimensioni del cristiano: quella sacerdotale (pregare e celebrare l’Eucarestia), quella profetica (conoscere e approfondire la Parola), quella regale (servire i fratelli).
“IL SERVIZIO” – Mons. A. Riboldi (appunti)
La parola “servire” è di una attualità incredibile; al tempo di Gesù, in Galilea, nella regione più bassa della Palestina, essere servo significava non contare nulla, non disporre di niente. Gesù, venuto a compiere la Volontà del padre, dice di sé di essere venuto per servire, non per essere servito.
Gesù dice anche: “Vi chiamo amici perché tutto quello che il Padre mi ha detto lo dico.
E’ facile servire Dio? La Chiesa serve Dio? Il mondo serve Dio?
Dio ha donato la sua amicizia liberamente e gratuitamente.
Cosa intendiamo per servire? Servire significa offrire un bene.
La prima conversione inizia da noi, la vita è un servizio, è fare strada. Occorre che diciamo e che testimoniamo.
“LA PAROLA E LA CATECHESI” – Enzo Bianchi ,Comunità di Bose (appunti)
Non vi è Catechesi senza la Parola di Dio. Ignorare la Sua Parola è ignorare Cristo. Diceva Sant’Agostino: il cristiano legge i Libri Sacri e non a suo talento e capriccio, ma sulle ginocchia della Chiesa, che ne è l’interprete sicura.
Le condizioni per comprendere le Scritture non sono l’essere colti e pieni di sapienza umana, ma sono la povertà di spirito, l’umiltà, la fede e la preghiera. Poiché la Bibbia è il Libro del popolo di Dio. Ogni cristiano è chiamato ad entrare in familiarità con le Scritture.
“LA COMUNITA’” – Claudio Gentili (appunti)
Claudio Gentili sottolineava alcuni punti:
- Persona e comunità: La Comunità non deve soffocare la persona; la comunità non è una cosa per tutti perché per vivere in comunità c’è bisogno di fare un cammino finchè ogni membro della comunità si mette al servizio degli altri;
- Diversi tipi di comunità: la Chiesa, la famiglia, la comunità MASCI… La fede adulta è sempre comunitaria, solo quella infantile crede di poter comunicare con Dio facendo a meno della Chiesa. Nella famiglia occorre saper vivere intimità e apertura. Nel MASCI possiamo parlare di comunità perché ci riuniamo nel nome del Signore. E’ nella comunità che l’adulto scout annuncia il regno di Dio con la rettitudine della sua vita in famiglia, nel lavoro, nell’impegno verso i fratelli;
- Cristo è la comunità: se si vuole arrivare a Cristo si incomincia a parlare dell’uomo. Perché stiamo in Comunità? Perché dove due o più sono riuniti nel suo nome, là c’è Cristo. La nostra vera carta di comunità è la Bibbia.
- La comunità MASCI: le nostre Comunità sono di fede e di servizio, senza una di esse finisce la Comunità. Qual è il nostro metodo? La catechesi, il servizio (fare e formarsi), la vita associativa;
- La Comunione dei Santi : facciamo che il 1° di Novembre diventi la festa della Comunità
“LA NATURA” – Padre Bernardo Przewozny, presidente del Centro Francescano Sudi Ambientali (CFSA) (appunti)
La Bibbia non cita mai la parola “natura”, ma il termine “cosmos”, cioè il cielo, la terra e tutto ciò che essi contengono. Il cosmo è il segno dell’amore di Dio per l’uomo. E’ il luogo dove Dio abita, opera e realizza il suo piano di salvezza. Tutto ciò che esiste è buono perché è opera di Dio.
Ma le realtà terrestri non possono essere usate illegittimamente, come l’uomo sta facendo da troppo tempo.
San Paolo (Romani, 1,18) ci ricorda che la conoscenza del creato ci porta a Dio, e gli scouts, per mezzo della vita all’aperto, possono sviluppare una catechesi più immediata, più diretta sviluppando il senso simbolico, estetico e mistico della natura.
San Francesco diceva che tutte le creature, da sorella acqua a frate fuoco, portano le sembianze di Cristo.
Il Disegno di Dio non è che l’uomo abusi del creato, ma che il dominio dell’uomo sul creato sia soggetto al Disegno di Dio, che è un Disegno d’Amore.
4° CONVEGNO NAZIONALE CATECHESI – 21/23 OTTOBRE 1994 –LORETO

Tema: “Esci dalla tua terra”
Relazioni:
- “Esperienze di Catechesi nel MASCI” – Padre Federico Lombardi
- “Esci dalla tua terra” – Bruna Costacurta (Appunti)
- “Noi e il Drago” Padre Ignazio Buffa
- “In te saranno benedette tutte le genti: la contraddizione della fede” – Bruna Costacurta (Appunti)
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SINTESI 4° CONVEGNO NAZIONALE CATECHESI
PREMESSA E OBIETTIVI:
Il 4° Convegno di Catechesi nel 1994 fu il modo in cui il MASCI, tra gli altri motivi, celebrò la Giornata Mondiale dell’Amicizia che cadeva in quell’anno.
RELAZIONE DI APERTURA – Riccardo Della Rocca (testo integrale su Strade Aperte n.10/84)
“Catechesi”, ricordava Riccardo, è una parola, ma soprattutto un’esperienza, che ormai fa parte del patrimonio consolidato del MASCI, dopo gli ultimi dieci anni segnati dai Convegni nazionali sull’argomento da Verona a Riano Flaminio ad Assisi, ma che “rischiano di diventare rituali se non ci riappropriamo ogni giorno del loro significato più autentico e profondo”.
Mi sono chiesto, continua Riccardo, che cosa risponderei se qualcuno mi chiedesse “cos’è la vostra catechesi?”
Certo non potrei rispondere con i dotti argomenti degli studiosi di teologia, non potrei rispondere con il Catechismo della Chiesa Cattolica e con il Catechismo per adulti della CEI, e questo perché questi testi sono un punto di arrivo e non certo un punto di partenza; per fortuna Gesù ci ha detto: “sono venuto a mostrare questo ai piccoli e per confondere i sapienti e i potenti”.
Non mi sentirei neanche di rispondere con le formule del catechismo di quando ero bambino, perché quel Dio “essere perfettissimo creatore del cielo e della terra” era un Dio con il quale è difficile avere confidenza. Fortunatamente Gesù ci ha detto che quando parliamo con Dio lo possiamo chiamare “Abbà, papà”
Dobbiamo quindi trovare la strada di risposte diverse, di risposte soddisfacenti per noi, anche per riproporle alle persone comuni, alla povera gente.
Dobbiamo partire dal nostro quotidiano, da quello delle nostre comunità e dall’altro lato partire dall’esperienza originale dell’annuncio cristiano, come raccontato negli Atti degli Apostoli:
- “essi ascoltavano con assiduità l’insegnamento degli apostoli …”
- “essi … partecipavano alla Cena del Signore e pregavano insieme …ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio…”
- “Tutti i credenti vivevano insieme e mettevano in comune quello che possedevano, … spezzavano il pane nelle loro case e mangiavano con gioia e semplicità di cuore … lodavano Dio ed erano benvisti da tutta la gente …”
- “vendevano le loro proprietà ed i loro beni e distribuivano i soldi fra tutti secondo la necessità…”
Se questo modello è l’ipotesi di lavoro per noi, allora è il momento di trasformare le nostre “comunità di fede” in “comunità di cristiani”.
La Catechesi è allora la strada, sempre da scoprire, sempre da rinnovare, per rispondere alle inquietudini, alle insoddisfazioni che ci derivano dall’insufficienza delle nostre pratiche di pietà.
Per questo ci siamo messi sulle tracce di Abramo, perché era una persona comune, un uomo del suo tempo, con le sue debolezze, le sue passioni, le sue paure, i suoi desideri.
Abramo è diventato “padre nella fede” non perché uomo eccezionale, ma perché nella sua normalità aveva saputo conservare la fedeltà alla sua gente e alla sua storia, la curiosità, il gusto dell’avventura, la libertà.
Se la Catechesi è una scelta ed un cammino “… oggi è venuto il momento di incamminarsi alla sequela di Cristo …”
“LE ESPERIENZE DI CATECHESI DEL MASCI” – Padre Federico Lombardi (testo integrale su Strade Aperte n. 1/95)
Questa relazione vuole fare un po’ di sintesi dei precedenti Convegni di Catechesi e soprattutto evidenziare gli elementi essenziali della catechesi ormai diventati patrimonio comune del movimento, per vedere qual è il cammino ancora da fare.
Quali sono i punti chiari e ormai acquisiti?
- Anzitutto la consapevolezza che la catechesi degli adulti è un obiettivo pastorale della Chiesa italiana. Ci siamo resi conto che aver messo l’accento prevalentemente sulla catechesi dei bambini e dei giovani era limitato e parziale: oggi, in un tempo di cammino, di mutamenti e di sfide ci vuole una educazione permanente alla fede. Quindi la catechesi degli adulti è elemento essenziale della formazione permanente. Questo fa parte della coscienza comune del MASCI, senza discussioni.
- Un altro punto ormai acquisito è che ogni movimento, nel modo di fare catechesi ha una sua specificità, delle sue caratteristiche, un suo metodo. Per quanto riguarda il MASCI la Catechesi passa attraverso esperienze di avventura, di strada, di gioco, di servizio e altre che sono proprie del nostro modo di essere e di vivere.
Ma oltre questi punti, vorrei ancora sottolineare come spesso la catechesi è un’esperienza episodica e frammentaria, delegata agli animatori e non vissuta come esperienza di tutti.
La nostra proposta di cammino ci ha mostrato come sia possibile, invece, coinvolgere tutti nell’animazione e nella riflessione.
Un altro punto fondamentale mi sembra quello di fissare alcuni riferimenti essenziali che devono far parte di un’esperienza di educazione alla fede.
E infine occorre fare esperienze reali di catechesi e non solo parlare di catechesi: durante questo incontro non faremo dunque solo teoria , ma vivremo insieme momenti di catechesi .
Il mio intervento sarà focalizzato però sul secondo di questi punti: fissare gli elementi essenziali.
- Non c’è Catechesi che non parta dalla Parola. Per questo dobbiamo chiederci con quali mezzi noi, le nostre comunità, nella diversità dei livelli già raggiunti, cresciamo nella familiarità con la Parola. Ci sono comunità che hanno imparato a lavorare con semplicità sul Vangelo, altre hanno cercato di mettere in relazione Parola e Legge Scout, altre ancora hanno privilegiato l’ascolto e il commento delle letture della domenica, altre hanno sperimentato la “lectio divina”, altre ancora contemplano i misteri del Signore, come ci è suggerito da Sant’Ignazio. Le modalità possono dunque essere diverse, ma ogni comunità deve porsi il problema di come avvicinare la Parola ed entrare in rapporto con essa.
- Il secondo elemento della Catechesi è la Tradizione. Tradizione sono i Padri della Chiesa, ma tradizione è anche il Magistero di oggi, che è essenziale per attualizzare la Parola di Dio. Occorre anche superare la difficoltà che incontriamo a dare organicità e continuità a questo nostro cammino, in questo ci può aiutare il Catechismo della chiesa Cattolica, perché l’uomo ha bisogno di risposte a problemi diversi e di sapere gli orientamenti che derivano dalla fede.
- La terza dimensione della catechesi è la liturgia. L’educazione alla fede si deve inserire nel culto che la Chiesa rende a Dio, santificando il tempo, le diverse stagioni, le diverse ore del giorno: Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua, Pentecoste…, ma anche la liturgia delle ore.
- La quarta dimensione della Catechesi è la Preghiera. La preghiera ci porta ad un incontro personale con Dio, in rapporto con il quale ci giochiamo l’esistenza, perché è Lui che ci chiama, con una vocazione personale e comunitaria. Dobbiamo trovare il tempo, in ogni nostra riunione, per la preghiera, che pone sotto la protezione di Dio tutto quello che faremo insieme. C’è poi una preghiera, come ricordavo a Pompei, che esprime in modo ottimale il nostro impegno di educazione permanente nella fede, perché ci obbliga a rivedere ogni giorno della nostra vita. Questa preghiera è l’esame di coscienza, non solo come dolorosa ricerca dei peccati commessi, ma come gioiosa scoperta della volontà di Dio per verificare fino a che punto le siamo fedeli. Infine ricorderete che avevo sollecitato contributi per una nostra preghiera di adulti scout, siccome però non sono arrivate proposte, ne faccio io una questa sera … “Fa o Signore che ogni giorno della mia vita sia un passo nuovo sulla strada su cui Tu mi chiami. Che io ascolti ed esplori fedelmente la Tua Parola …”
- La quinta dimensione è costituita dai momenti “forti” come la giornata dello Spirito, il pellegrinaggio ad un Santuario, un fine settimana con dei monaci e così via. Quale è il valore di questi momenti? Dare spazio alla Parola, farla scendere dentro di noi per convertirci, per cambiarci nel profondo.
- L’ultima dimensione di cui tratterò è la sua apertura agli altri. Ogni comunità deve testimoniare la sua fede nella comunità più ampia in cui è inserita perché la missionarietà è una dimensione importante del servizio.
Infine qualche proposta e qualche impegno: riprendere la proposta di cammino annuale per le comunità a livello nazionale, dare vita ad una scuola di catechisti del MASCI, fare campi di preghiera …
“ESCI DALLA TUA TERRA” – Bruna Costacurta (testo integrale su Strade Aperte n. 1/95) (Gn 12,1-8)
Il capitolo 12 della Genesi segna l’inizio della storia della salvezza. Dopo un lungo cammino – i primi 11 capitoli – attraverso il peccato dell’uomo, ecco la risposta definitiva di Dio ad Abramo: “Vattene dal tuo paese verso il luogo che io ti indicherò”. E’ l’inizio dell’avventura di Abramo dietro al suo Dio.
Abramo ha attraversato la vita e ne ha fatto piena esperienza, nella gioia e nel dolore, ma ad un certo punto irrompe nella sua vita la realtà del divino e la sua vita cambia radicalmente.
Proviamo ad esplorare come.
La fine del capitolo 11 ci presenta la genealogia di Abramo: un testo che sembra puramente informativo, ma invece fa riflettere sul fatto che c’è una famiglia, ci sono padri e figli. Questo è fondamentale perché nonostante in questo capitolo ci sia la storia del peccato, c’è anche la benedizione di Dio, e il fatto che la vita va al di là della morte e che ormai la vita è una vita eterna, perché quando un padre muore continua a vivere nel figlio.
La genealogia di Abramo dunque ci dice che neppure di fronte al peccato Dio ha ritirato la sua Parola, la Sua promessa di vita vale per sempre. Ma ci sono nella vita di Abramo anche elementi di morte: Sarai è sterile, inoltre muore anche Aran alla presenza del padre. Dunque la vita continua, ma in una mescolanza di vita e di morte. Per Aran che muore c’è Lot , suo figlio, che vive. Abramo è vivo, ma Sarai è sterile: vita e morte si intrecciano. E, per restare nel tema della genealogia c’è un altro elemento di riflessione: Nachor, fratello di Abramo non parte, ma sposa Milca figlia del fratello morto e da loro discenderà Rebecca e poi Lia e Rachele, le mogli di Giacobbe, da cui discenderanno le dodici tribù di Israele.
Allora il gesto della partenza di Abramo non è un gesto eroico: intanto Abramo aveva già lasciato la sua terra (Ur dei Caldei) al seguito del padre, e poi per obbedire a Dio parte ma non lascia niente indietro, si porta dietro la moglie, il nipote Lot, tutta la sua gente e tutti i suoi beni.
Perché allora è importante la partenza? Perché è l’inizio della salvezza?
Perché Abramo non parte seguendo un suo progetto, ma seguendo il progetto di Dio, in obbedienza alla Parola del Signore.
Quello che ci salva, dunque, non è quello che facciamo di nostra iniziativa, ma quello che facciamo in obbedienza alla Parola del Signore.
Ed ecco il cambiamento radicale di Abramo: ora non ha più patria, la sua patria è quella che Dio gli promette.
E tutto ora si basa sulla promessa di Dio: quella della patria, quella della discendenza nonostante la sterilità di Sarai. Abramo ha fede in questa promessa, questa è la sua avventura di fede.
La partenza di Abramo è accompagnata da una promessa, ma anche da una benedizione, che si espande oltre Abramo: Benedirò te – dice Dio – e benedirò quelli che ti benediranno e poi ancora saranno benedette tutte le nazioni della terra. Lui, lo straniero, diventa colui attraverso cui passa la benedizione.
Ma che cosa è la benedizione?
Benedizione vuol dire “dire bene”, “dire cose buone”, “dire cose belle”. La manifestazione della benedizione è una vita in pienezza, nella dimensione della vita felice, feconda. Fare l’esperienza della benedizione significa vivere bene, avere tanti figli.
E che cosa succede? Succede che Abramo, benedetto da Dio, e chiamato a diventare benedizione per gli altri, viene messo in una situazione che di benedetto non ha niente: non ha figli, non ha patria e quei beni che ha lo portano alla fine alla separazione da Lot, che in qualche modo era la sua discendenza in quel momento.
Ma nonostante sia in una situazione che aveva i segni della maledizione, Abramo crede nel Signore.
Questo è dunque il paradigma della fede del credente adulto: entrare nella morte continuando a fidarsi di Dio, entrare nella maledizione continuando a benedire.
Per questo motivo Abramo è figura del cammino di fede di ognuno ed anticipazione di quello che poi il Signore Gesù realizzerà in modo definitivo.
L’ESAME DI COSCIENZA E IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE – Padre Ignazio Buffa (testo integrale su Strade Aperte n. 1/1995)
Vorrei fare alcune riflessioni che mi sono suggerite dalla mia vita pastorale, ma soprattutto dalla Parola di Dio.
Noi abbiamo avuto modo di contemplare l’icona di San Giorgio e il drago, come simbolo di combattimento spirituale; nell’icona non è rappresentato un simbolo importante nella leggenda: San Giorgio lotta per impedire che il drago divori una fanciulla.
La fanciulla rappresenta, nella Bibbia, la “sposa”, cioè la Chiesa ed in ultima analisi noi, mentre “lo sposo” è Dio e il drago rappresenta il Demonio.
Il combattimento interiore ha lo scopo di difenderci dalle tentazioni come dice San Paolo in Efesini 5, 10 “…Rivestitevi dell’armatura di Dio per resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di carne e di sangue, ma …. contro gli spiriti del male… Prendete perciò l’armatura di Dio perché possiate resistere nel giorno malvagio … Tenete sempre in mano lo scudo della fede…”
Il combattimento spirituale ci serve per vincere le tentazioni e per andare avanti.
In questi giorni abbiamo riflettuto su Abramo e sulla gradualità del suo cammino di fede, se dovessimo fare l’esame di coscienza ad Abramo troveremmo tanti atteggiamenti riprovevoli: fa passare Sara per sua sorella, ha un figlio da una schiava, caccia sia Agar che Ismaele …
Ma ciò che lo riscatta sempre è l’abbandono a Dio, la sua piena fiducia in Dio.
Per questo diviene il nostro padre nella fede!
Nel suo combattimento spirituale egli è sostenuto, a mio parere da due atteggiamenti:
- l’abitudine a parlare con Dio;
- cerca di capire ciò che gli sta succedendo e dove il Signore lo vuole portare.
Un cammino analogo fa Mosè, ma anche Pietro
Nella storia di Pietro contano poco i suoi peccati, conta il cammino che fa diventare momenti di crescita sia gli avvenimenti positivi che quelli negativi.
E nel nostro esame di coscienza quali errori commettiamo?
- Il primo errore è limitarsi a considerare solo il male compiuto perché questo ci fa sentire solamente in colpa e non ci dice se siamo in cammino;
- Il secondo errore è guardare fuori di noi per trovare giustificazioni;
- Il terzo errore è considerare solo se stessi;
- Il quarto errore è pensare che la confessione ci dia il diritto al perdono, mentre è solo l’amore di Dio che ci perdona.
In sintesi, noi sbagliamo perché confrontiamo le proposte tentatrici del demonio con la legge, costruita su una riflessione umana, invece dovremmo fare come Gesù che, tentato, mette a confronto le proposte del demonio con la parola di Dio.
Dobbiamo imparare a riconoscere la nostra fragilità, a riconoscere che possiamo sbagliare, anche se questo riconoscimento non ci deve impedire di andare avanti.
Infatti Gesù ci dice che è venuto non per i sani, ma per gli ammalati!
Su questo tema è la parola del figliol prodigo che ci rivela non soltanto che Dio perdona quando sbagliamo e ci stracciamo le vesti e chiediamo perdono, ma che ci ama anche quando facciamo del male e andiamo lontano da Lui: ci ama sempre!
Nel nostro esame di coscienza dobbiamo quindi riflettere sulla parte negativa della nostra vita; Davide, nella sua superbia, faceva fatica a comprendere fino in fondo il suo errore, ma siccome amava veramente Dio si impegna a conoscere la verità su stesso e Dio lo aiuta a capire: dopo non ha difficoltà ad ammetterlo e a pentirsi profondamente.
Ma c’è anche una parte positiva nel nostro esame di coscienza: dobbiamo aumentare la fede e la carità, “armandoci della spada”, che è la Parola di Dio.
Infine, fare l’esame di coscienza è mettersi di fronte al Signore e dialogare con Lui.
“IN TE SARANNO BENEDETTE TUTTE LE GENTI”
Bruna Costacurta
In questa “lectio” si cercherà di approfondire il significato della richiesta che Dio fa ad Abramo di sacrificare Isacco.
Spesso la Bibbia contiene contraddizioni, ma qui si va ancora più in là, perché è Dio che si contraddice.
Abramo ha già sperimentato, nella sua vita, che VALE LA PENA DI CREDERE, perché l’impossibile si è realizzato per lui, con la nascita di Isacco. Dio mantiene sempre le sue promesse, anche se i Suoi tempi sono diversi dai nostri tempi.
Ora Dio chiama di nuovo Abramo e gli dice di sacrificarGli Isacco: di nuovo il buio, ma vale la pena o no, di fidarsi?
Nella fede c’è sempre un’esperienza di buio, perché il buio è una componente costante del credere, perché avere fede significa “fidarsi”.
Siamo davanti ad una prova: che cosa vuol dire prova?
Certamente non che Dio si diverte a inventare situazioni difficili per vedere se l’uomo ha fede; questo tipo di prova viene da Satana, come ci insegna il Libro di Giobbe.
No, la prova è la caratteristica del nostro rapporto con Dio nel senso che Lui è diverso da noi, perciò siamo sempre alle prese con Qualcuno che noi non comprendiamo del tutto, quindi seguirLo nel Suo Disegno è una prova.
Ricevuto il comando, capito quello che non voleva capire, Abramo si alza di buon mattino e obbedisce, ma il testo è molto sottile e, pur non descrivendo i sentimenti di Abramo, ci dà modo di vedere che lui cerca di dilazionare la cosa il più possibile, forse sperando in un comando diverso … e spacca la legna per ultima cosa, perché è la cosa più orribile da fare, in mezzo a tutti i preparativi.
La seconda osservazione è su ciò che Abramo dice ai servi: fermatevi qua con l’asino, io e il ragazzo andremo lassù … e poi ritorneremo. E’ una bugia o una speranza?
Quindi carica la legna sul figlio, ma tiene lui il fuoco e il coltello; forse spera che non servano.
Isacco rompe il silenzio e chiede dove sia l’agnello, la risposta di Abramo è profonda, di fronte ad una domanda diretta, cui non può sottrarsi, la prima parola che dice è “Dio” e quindi “provvederà all’agnello”.
La fede di Abramo è profonda, cieca; non sa come , ma Dio provvederà.
Abramo obbedisce fino in fondo: costruisce l’altare, colloca la legna, lega il figlio e lo depone sull’altare finchè arriva l’Angelo e la benedizione.
La fede è proprio questa fiducia incondizionata, è capire che Dio non può essere racchiuso in schemi, perché Dio li fa esplodere per permetterci di accedere ad una rivelazione ancora più bella e più grande.
L’avventura della fede ci fa attraversare l’apparente contraddizione di Dio e ci porta là dove la contraddizione si scioglie.
“LA FEDE DIVENTA VITA” – intervento finale di Mons: Cesare Bonicelli
Il titolo del vostro Convegno “Sulle orme di Abramo” è già tutto un programma: vuol dire una vita che non vuole stare ferma, ma cambia continuamente e si prende in mano.
Infatti la fede o diventa vita o è inutile.
Si può fare un cammino nella fede: il momento iniziale, quello dell’annuncio – il Kerigma –, poi il catecumenato, per conoscere la Parola e l’oggetto della fede e possa dire, se vuole, “io credo”, poi la catechesi, per la fede e la vita cristiana, come educazione permanente del credente, per poter vivere la sua missione cristiana. Voi, in questi giorni ,avete fatto questo cammino.
Che cosa la Chiesa, e io vescovo, ci attendiamo dalle vostre comunità?
Vi sono molti modelli di comunità: il modello Monastero Benedettino, il Convento francescano, Associazione ex-allievi, Rotary eccetera.
Nelle vostre comunità vorrei vedere, la Chiesa vorrebbe vedere, il modello Convento francescano, perché è un gruppo di persone che “convengono”, vengono insieme, si incontrano per formarsi, per mettere in comune esperienze e progetti, per sostenersi e ricevere l’obbedienza: la missione di andare nel mondo, sulla strada. La città degli uomini è lo scopo del convento, il convento è un mezzo.
Adulti scout, che vivono dispersi nel mondo, si incontrano per mettere in comune la vita , per formarsi attorno alla parola del Signore, per essere inviati a servire, per essere inviati in missione.
Il tempo dell’incontro è tempo di confronto, di formazione permanente, si tratta di pensare la vita, la fede, la passione, la politica, l’economia, l’ambiente, la famiglia, la Chiesa, la società. E la comunità invia in missione: ogni adulto scout un impegno, una missione precisa, un servizio: pubblico, conosciuto e apprezzato dalla comunità.
Il segno che la comunità cresce nella fede e sta facendo un buon cammino è dato dal numero di persone che si mettono a disposizione per servire.
La catechesi suscita e alimenta la missione.
Una particolare attenzione andrebbe data all’impegno politico. Occorrono gesti concreti. Mi attendo da voi un impegno politico, un impegno per l’ambiente, un impegno per la famiglia, per la Chiesa in ordine alla Parola e in ordine alla carità, un impegno per educare alla mondialità: ecco il senso del vostro Convegno.
5° CONVEGNO NAZIONALE CATECHESI – 7/9 NOVEMBRE 1997 –
Tema: “Mosè figura di Cristo”
Relazioni:
- “Il cammino di catechesi del MASCI e il Giubileo del 2000” – Padre F. Lombardi (appunti)
- “I Convegni MASCI” – Pierangelo Re (appunti)
- “Il Monte Sinai era tutto fumante perché su di esso era sceso il Signore” – B. Costacurta (appunti)
- “Dalla schiavitù al servizio” – Padre Ignazio Buffa (appunti)
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SINTESI DEL 5° CONVEGNO NAZIONALE CATECHESI
Premessa: obiettivi e metodo
Preparato durante l’anno con 4 incontri interregionali e approfondito in Israele, per coloro che erano potuti andare in pellegrinaggio in Terra Santa, il 5° Convegno proseguiva un cammino di Catechesi che non aveva subito interruzioni dal 1985. Infatti, oltre questi incontri, si erano succeduti Campi Bibbia, Campi di preghiera e articoli su Strade Aperte a testimonianza di una attenzione del Consiglio Nazionale e dell’èquipe Fede a questo problema. Anche le comunità e i segretariati regionali del movimento avevano dimostrato un grande fermento organizzando Giornate dello Spirito, Incontri, Pellegrinaggi eccetera.
Contenuti:
MOSE,’ FIGURA DI CRISTO
Le dieci parole consegnate da Dio a Mosé, sul Monte Sinai, sono un riferimento per il popolo, per ordinare ed orientare la sua vita:
Le dieci parole, i dieci comandamenti, sono confermati da Gesù nella legge nuova della carità, sono i riferimenti essenziali per la vita del cristiano e sono presenti nel Catechismo della Chiesa cattolica.
Il Masci affronta quindi il tema della legge di Dio vista alla luce del comandamento dell’amore.
Parlare di legge è difficile : qual è il rapporto fra legge di Dio e libertà, come capire che la legge divina ci rende veramente liberi, quali sono le regole principali per essere in rapporto con Dio?
Il Catechismo della Chiesa definisce lo Spirito Santo “maestro interiore di vita, ospite e amico che ispira, conduce, corregge e fortifica”.
Lo Spirito Santi ci aiuta a trasformare il nostro comportamento e la nostra vita per vivere secondo il comandamento di Cristo. Lo Spirito Santo trasforma la nostra vita facendone una testimonianza di Cristo grazie alla legge della carità.
Relazione di Pierangelo Re – Segretario Nazionale (testo su Strade Aperte n. 1/98)
Re metteva in evidenza, in apertura del Convegno, che ogni Incontro è punto di arrivo di un percorso, ma anche punto di partenza, perché il futuro ha le sue radici nel passato. In questi incontri si vede molto coinvolgimento e molta crescita, ma la crescita si verifica se siamo insieme e siccome molte persone rimangono a casa, per i più svariati motivi, allora queste giornate dovremo condividerle con chi non è venuto, parlandone in comunità.
Il Cammino di Fede deve essere visto come modo di vivere meglio i vari settori e non come momento di isolamento dal mondo: infatti il nostro è un metodo globale e l’educazione permanente la si raggiunge facendo attività nella natura, nella famiglia, nel servizio, nella politica ecc.. Se i settori operano separati si spreca parte dell’impegno.
Per il futuro il movimento deve prendere coscienza della nostra missione nella Chiesa in quanto laici; dobbiamo, sia perché siamo cattolici, sia perché siamo scout, riflettere su cosa significa essere laici nella Chiesa, quali sono le nostre responsabilità.
Relazione di Padre Federico Lombardi – Assistente Ecclesiastico Naz. (testo su S.A.1/98)
Il contesto in cui si svolge il nostro Convegno è quello del cammino della Chiesa verso il 2000, partendo dalla lettera del Papa del 1994,che tracciava la strada verso il Giubileo:
= due anni di preparazione generale;
= tre anni di preparazione specifica: 1997 Gesù; 1998 lo Spirito; 1999 il Padre e infine nel 2000 la Trinità.
In questo contesto sta anche la grande intuizione del Papa: in questo mondo complesso, confuso, che va di fretta, ossessionato dal ritmo delle sue attività ricordiamoci di Dio.
Occorre, quindi, con grande lealtà ed onestà mettersi di fronte al Vangelo e vedere in che cosa abbiamo deviato, sia come individui, sia come comunità. L’esempio di come fare viene dal Papa; lui stesso si è messo di fronte alle scritture ed ha chiesto perdono, per gli errori storici del Papato, prima di mettersi in cammino verso il Giubileo.
Il MASCI da Loreto ad oggi ha fatto un cammino, infatti abbiamo esaminato ogni anno una figura particolare con un percorso a tappe durante il quale abbiamo:
= esplorato con amore la Parola, attraverso la lettura della Bibbia;
= acquisito il legame fra Antico e Nuovo Testamento, verificandolo attraverso la lettura parallela di alcuni brani;
= camminato con un filo unitario, non episodico; in questo modo abbiamo costruito un metodo che può essere proposto ad altri;
= iniziato la scuola per catechisti;
= realizzati i Campi Bibbia e i Campi di Preghiera e ci sono state molte iniziative di spiritualità regionali e di comunità.
Ci siamo anche posti alcuni interrogativi su questo percorso: qualcuno ha denunciato la ripetitività dello schema, dopo quattro anni di proposte di catechesi sulle orme dei personaggi della Bibbia; si è notata qualche separazione fra i vari settori di attività e quindi si è avuta l’impressione che la Catechesi sia solo un settore, come la famiglia, la politica ecc.; si è rilevato l’impegno di molti, ma anche l’assenza di altri.
Allora ci chiediamo: dove andare?
Siamo arrivati al Monte della Legge, delle 10 Parole, da leggersi alla luce del Nuovo Testamento e del comandamento dell’Amore.
Questa è la traccia per il 1998: il rapporto tra Legge e Libertà. Se qualcuno vorrà obiettare che nel Piano del Papa il 1998 è l’anno dedicato allo spirito Santo, ebbene potremo rispondere che parlare dello Spirito vuol dire parlare di come esso abita in noi per trasformare la nostra vita e aiutarci a vivere secondo la Parola.
Non sarà facile in un mondo con una grande prevalenza libertaria.
“Il Monte Sinai era tutto fumante , perché su di esso era sceso il Signore” – Bruna Costacurta (testo su s.A. 1/98)
La legge è grazia perché ci permette di vivere come Dio, è un dono che Dio fa al popolo.
Quando Dio si manifesta sul Sinai il popolo ha paura e Mosè diventa il mediatore. Per questo è “figura di Cristo”. Dio è mistero di vita e di salvezza, è amico dell’uomo, ma il popolo non lo vede e lo ascolta attraverso le parole di Mosè e quindi si rende necessaria sia la fede che la mediazione.
La Bibbia ci dice che Dio è invisibile, perché vederlo significherebbe materializzarlo e quindi farlo diventare una cosa.
L’ascolto, invece, rispetta il suo mistero e permette di stabilire una relazione interpersonale.
Il fuoco ci permette di vedere l’invisibile : si vede ma non si può toccare. La manna, dono di Dio, rappresenta l’obbedienza al comando di Dio che non fa mancare il cibo al suo popolo ma secondo precise regole.
L’inizio del decalogo è l’offerta di un dono, dono di libertà che permette di vivere secondo la legge. Chi ha fede obbedisce non perché deve qualcosa a Dio ma in quanto ha ricevuto il dono della libertà.
La legge è strumento di crescita : da un lato evidenzia il peccato, dall’altro mette in relazione gli uni con gli altri, facendo scoprire i propri limiti.
In questo modo l’adulto diventa capace di donare, riconosce l’altro come portatore di identità.
Il vero valore della legge è riconoscere l’altro come un valore, così la legge diventa apertura all’amore : è un dono che ci fa crescere.
Nel giorno della Pentecoste gli Ebrei ricordavano il dono della legge : Dio si manifesta e dona il suo spirito, dona, dopo la morte e la resurrezione del Figlio, il compimento della legge.
La legge è la possibilità che Dio ci dà di vivere la sua vita, di entrare in relazione con i fratelli. Il dono dello Spirito ci permette di vivere la vita di Dio che è essere figli. Accogliere la legge significa entrare nell’alleanza, entrare nella libertà, diventare la “proprietà personale” di Dio.
Sul monte Sinai Dio dice :”E ora, se ascoltate la mia voce e osservate la mia alleanza, sarete mia proprietà fra tutti i popoli, perché mia è tutta la terra”. Nel testo ebraico proprietà è scritto segullà che, nel libro delle Cronache, indica la proprietà privata del re Davide. Così, se noi obbediamo alla legge, diventiamo la segullà di Dio, i suoi gioielli, le sue cose preziose, ciò in cui Dio ha il suo cuore, come i suoi figli.
“Dalla schiavitù al servizio” padre Ignazio Buffa (testo su S.A. 1/98) – l’esame di coscienza
Gesù è il nuovo Mosè perché ha liberato tutti gli uomini dalla schiavitù. Egli ha superato le prove, è la vera guida dell’umanità verso la terra promessa, la Casa del Padre.
Per capire cos’è l’esame di coscienza dobbiamo metterci in un cammino di liberazione.
Attraversando il Mar Rosso il popolo passa dalla schiavitù ad una libertà esteriore.
Dio promette al popolo libertà e lo aiuta con gesti concreti; il cammino di liberazione non è solo fisico, ma anche interiore. C’è intimità fra Mosè e Dio, anche se Mosè passa attraverso errori ed incertezze, e c’è fedeltà tra Mosè ed il popolo.
Quando Gesù viene tentato non solo ha fiducia nel Padre ma fa anche la sua parte.
Le due leggi dell’amore sono il nostro cammino verso la santità.
Quando facciamo l’esame di coscienza dobbiamo sentirci in cammino, ripercorrere la nostra storia per sentirci peccatori ma anche pieni di grazia, per riprendere sempre il cammino.
L’esame di coscienza non serve a farci sentire bravi ma ad arrivare alla meta.
Il perdono di Dio è un dono, è gratuito. La penitenza ci insegna che dobbiamo essere segni di vita nuova.
L’esame di coscienza non serve per avvilirci a causa dei peccati: dobbiamo capire a che punto siamo del cammino, per arrivare dove il Signore vuole.
“Il significato delle 10 Parole” – Bruna Costacurta (testo su S.A. 1/98)
Le Dieci Parole sono la legge che Dio ci dà perché sia possibile condividere la sua vita, nell’obbedienza, quella libera del figlio, non dello schiavo. Obbedire alle Dieci Parole è il modo per passare dalla schiavitù al servizio.
Il numero 10 non è casuale, nella Genesi troviamo dieci volte “E Dio disse…..”.
Il primo comandamento “Non avrai altro Dio di fronte a me” significa che Dio è unico e assoluto; considerare assolute le altre realtà che sono relative, significa negare l’unicità di Dio.
Il secondo comandamento va al di là del divieto di farsi un’immagine mentale e spirituale di Dio, che non è un idolo. Dio è talmente inconoscibile, e nello stesso tempo presente, che l’unico modo per segnalare la sua presenza è mettere un segno di assenza, uno spazio vuoto, il Sepolcro vuoto.
Il vuoto indica che Gesù c’è, è vivo, in pienezza di vita.
L’uomo corre il pericolo di farsi un Dio a sua immagine ma prostrarsi davanti ad un idolo è segno di schiavitù.
Nel terzo comandamento il termine “invano” significa con falsità, con inganno.
Il quarto comandamento dice di “fare sabato”, di rinunciare ad agire, a creare, senza lavorare, è il segno che solo Dio è il creatore. E’ rinunciare al nostro desiderio di realizzarci, per celebrare Dio e godere della creazione : “E vide che tutto era molto buono….”
Il quinto Comandamento fa da ponte tra Dio ed il prossimo: Onorare il padre e la madre significa riconoscere che la vita viene da Dio e quindi è santa:
La seconda tavola contiene i comandamenti che riguardano il prossimo, che salvaguardano la vita che viene da Dio, il corpo (non uccidere), la fecondità (non commettere adulterio), i beni (non rubare), la dignità dell’uomo (non dire falsa testimonianza).
Il decimo comandamento “non desiderare” vuol dire che obbedire alla legge significa cambiare non solo i comportamenti esterni, ma il cuore. L’esperienza dell’obbedienza non impegna più il comportamento ma la coscienza che si fa interrogare dalle parole della legge. Siamo liberi se ci assumiamo la responsabilità di decidere, dando senso alla legge. Il decimo comandamento diventa più chiaro se leggiamo il discorso della Montagna : l’obbedienza alla legge deve diventare obbedienza ad una persona. All’uomo ricco Gesù chiede di vendere tutto e di seguirlo. LA VERA E DEFINITIVA OBBEDIENZA ALLA LEGGE E’ LA SEQUELA.
